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Le informazioni falsate.

A proposito del documento FIOM sull'accordo Fiat di Mirafiori.

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Autore salerno

Il documento diffuso dalla FIOM a livello europeo e internazionale, relativa all’accordo FIAT di Mirafiori (TO) e al contratto collettivo di 1°livello che si applicherà nella Fabbrica Italia Pomigliano (NA) contiene informazioni falsate, mezze verità e omissis ai fini di giustificare il proprio comportamento irresponsabile e di ottenere adesioni sul piano politico.


Per questo ci corre l’obbligo, prima di spiegare le nostre ragioni sindacali contrarie all’antagonismo politico scelto dalla FIOM-CGIL nel caso della FIAT, ristabilire i termini esatti dell’accordo firmato per Mirafiori, come fu fatto per quello di Pomigliano (che qui rialleghiamo).

Per facilitare la comparazione seguiamo l’ordine dei temi trattati nel testo della FIOM.


1. riduzione delle pause di lavoro e pausa mensa (retribuite) nell’ambito delle 8 ore x turno x 5 giorni la settimana
Come conseguenza dei cambiamenti organizzativi introdotti le pause (2 di 15 minuti e una di 10) si riducono a 3 di 10 minuti. Si passa quindi da 40 a 30 minuti. I dieci minuti in meno per turno sono monetizzati e retribuiti (€ 37,42 al mese). A differenza di Pomigliano, dove la pausa mensa di 30 minuti retribuiti è spostata a fine turno, nell’accordo di Mirafiori è mantenuta all’interno del turno.


2. diritto alla malattia e riduzione di forme di assenteismo anomalo
Il regime di malattia non cambierà se il tasso di assenteismo, oggi ben al di sopra, tornerà alla media provinciale (3,5%). Una Commissione monitorerà il suo andamento dopo il primo semestre di partenza dell’attività produttiva della nuova società. Dopo 6 mesi si svolgerà un ultimo esame. Qualora l’assenteismo per malattia dovesse comunque restare al di sopra del 3,5% verrà applicata per 12 mesi (dopo i quali verrà rifatta la verifica) la seguente regolamentazione: in caso di episodi di durata non superiore a 5 giorni, che precedono o seguono le festività, ferie o riposo settimanale, ripetute oltre due volte nell’arco dell’anno, dal terzo episodio analogo non verrà riconosciuto il trattamento economico a carico dell’azienda per due giorni. In ogni caso, restano escluse le assenze seppur brevi causate da infortunio, da ricovero e da patologie gravi. La
Commissione ha il compito di definire i casi in cui tale regolamentazione non si applica, nonché di verificare il tasso di assenteismo. Viene infine ribadito che, in caso di malattie lunghe l’integrazione salariale passa dal 50% previsto dal Contratto Collettivo Nazionale di Lavoro (CCNL) all’80%.

3. straordinario comandato
L’accordo prevede l’estensione a 120 ore anno di straordinario comandato, rispetto alle 40 ore previste dal CCNL. In buona parte questa maggiore flessibilità con l’utilizzo dello straordinario al sabato, compensa la definizione (su richiesta sindacale) di 17 turni su 6 giorni, invece dei classici 18 turni.

4. due turni di 10 ore al giorno su 6 giorni la settimana (40 ore settimanali)
E’ un’ipotesi di turnistica proposta dall’azienda, utilizzabile in alternativa ai 3 turni di 8 ore ciascuno, ma solo se i lavoratori saranno d’accordo e disponibili.

5. rappresentanza sindacale in azienda
La Newco Fiat-Chrysler di Mirafiori, come quella di Pomigliano, per decisione del Gruppo Fiat non aderirà alla Confindustria e non applicherà l’attuale CCNL dei metalmeccanici. La conseguenza è l’obbligo per l’azienda del rispetto dei soli art.23 (quanto ai permessi sindacali e al numero dei rappresentanti per ciascuna organizzazione sindacale) e art.19 della Legge 300 del 1970 (conosciuta come Statuto dei Lavoratori), così
come modificato dall’approvazione del referendum istituzionale del 1995. Per ironia della storia, questo referendum fu promosso e sostenuto da Rifondazione Comunista, dal Partito Radicale, dalla FIOM e da una parte della stessa CGIL. L’art. 19 dello Statuto dei Lavoratori oggi prevede che le "Rappresentanze sindacali aziendali possono essere costituite ad iniziativa dei lavoratori in ogni unità produttiva, nell’ambito:
- delle associazioni sindacali che siano firmatarie di contratti collettivi di lavoro applicati nell’unità produttiva".
In questi anni i diritti democratici dei lavoratori e dei loro sindacati (di tutti, anche di quelli minoritari) sono stati garantiti solo con i CCNL e con l’accordo interconfederale del 1993 sulle Rappresentanze sindacali unitarie (Rsu).
La FIOM, nel reagire oggi alla sua esclusione (nelle aziende che non aderiscono a Confindustria e che non applicano il CCNL) per effetto dell’applicazione dello Statuto dei Lavoratori, omette di dire che:
- nel 1993 si oppose all’accordo interconfederale firmato da CGIL, CISL, UIL;
- nel 1995 appoggiò il referendum sulla modifica dell’art.19 dello Statuto dei Lavoratori;
- nel 2008 ha votato contro l’accordo del 2008 tra Cgil, Cisl e Uil per un nuovo accordo migliorativo sulla rappresentanza sindacale;
- nel 2009, ha disdettato unilateralmente il 'patto di solidarietà' con FIM e UILM, che è parte integrante delle regole per le Rsu.

La FIOM prima scava le buche, poi ci inciampa dentro. E getta la colpa sugli altri! La FIOM è vittima dei propri errori e delle proprie scelte.

6. libertà di associazione e nuovo sistema di rappresentanza
FIM e UILM vogliono nuove regole per la rappresentanza e la partecipazione dei lavoratori alla vita delle imprese. FIM e UILM non hanno condiviso le scelte al riguardo prodotte dalla Fiat, ma per cambiarle occorre riportare le due Newco nell’ambito del CCNL.
FIM e UILM in questi anni hanno sostenuto la proposta unitaria di CGIL, CISL e UIL:

elezione delle Rsu con sistema proporzionale, da parte di tutti i lavoratori iscritti e non iscritti ai sindacati

partecipazione alle elezioni dei sindacati firmatari del contratto applicato in azienda e dei sindacati non firmatari, che abbiano una soglia minima di rappresentanza e raccolgano il 5% di firme;

definizione di regole per l’accesso ai diritti sindacali in base sia alla composizione della Rsu, sia ai sindacati firmatari dei contratti collettivi;

affermazione del principio di maggioranza per la validazione delle richieste contrattuali e sottoscrizione degli accordi, vincolante per tutti i sindacati;

definizione di regole comuni per la proclamazione degli scioperi, la consultazione dei lavoratori e la ratifica degli accordi;

definizione di codici di comportamento per i rapporti tra sindacati e per il corretto funzionamento delle Rsu.

7. il valore del referendum

La FIOM ha presentato, da sola, una propria proposta di legge, che affida esclusivamente al referendum l’approvazione degli accordi, salvo poi considerarlo illegittimo se le dà torto:

a Pomigliano (NA) 63% SI e 37% NO

a Mirafiori (TO) 54% SI e 46% NO

La FIM e la UILM in ambedue i casi hanno dichiarato che avrebbero rispettato la decisione della maggioranza dei lavoratori.

8. il CCNL è stato cancellato da Marchionne (?)

Tranne Fabbrica Italiana Pomigliano e la futura Newco Fiat-Chrysler per Mirafiori non applicheranno il CCNL dell’industria metalmeccanica, ma un contratto collettivo specifico di 1° livello complessivamente migliorativo di quello nazionale. Per l’insieme dell’industria metalmeccanica continuerà a essere applicato il CCNL (1°livello) + gli accordi integrativi aziendali di 2°livello.

9. diritto di sciopero e sanzioni
La 'clausola di garanzia' contenuta nell’accordo di Pomigliano, e poi riproposta in quello di Mirafiori, impegna i sindacati firmatari al rispetto dei punti dell’accordo: ad esempio, a non proclamare scioperi durante gli straordinari previsti dall’intesa. In caso di violazione sono previste conseguenze solo per i sindacati, sulle trattenute delle quote d’iscrizione, sui permessi sindacali in aggiunta a quelli previsti per legge ecc. Non è in discussione il diritto soggettivo dei lavoratori di scioperare, contrariamente a quanto sostiene la FIOM, poiché per l’art.40 della Costituzione Italiana (non modificabile da alcun accordo) lo sciopero è un diritto individuale inalienabile.

10. conclusioni

Alla Fiat di Pomigliano e Mirafiori e Pomigliano sono stati raggiunti "accordi di concessione" in cambio della garanzia d’investimenti produttivi e dell’occupazione. FIM e UILM, di fronte ai lavoratori, alle loro famiglie e alle loro comunità locali, minacciate dalla perdita di decine di migliaia di posti di lavoro (tra Fiat e subfornitori), hanno fatto prevalere l’etica della responsabilità. Crediamo che la lotta, senza alternative credibili sul piano dell’occupazione futura, è fine a se stessa. Lo sa bene la stessa FIOM che, fuori dai riflettori televisivi del caso Fiat, ha firmato unitariamente (e anche da sola), pur di salvaguardare il lavoro, centinaia di "accordi di concessione" più gravosi per i lavoratori (comprese riduzioni di salario) di quelli firmati a Pomigliano e Mirafiori. Se la FIOM avesse firmato anche questi accordi, rispettando la volontà della maggioranza dei lavoratori, la Fiat non sarebbe uscita dal CCNL e la FIOM non si sarebbe trovata esclusa dalla rappresentanza.

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