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La pensione

La pensione pubblica in Italia

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Autore salerno

Calendario 2008

PENSIONI DI ANZIANITA’ IL NUOVO CALENDARIO A PARTIRE DAL 2008
Prospetto a cura della redazione di LaPrevidenza.it

 

 Lavoratori autonomi con meno di 40 anni di contribuzione

Requisiti maturati entro Decorrenza della pensione
31 marzo 1° gennaio dell’anno successivo (con 57 anni)
30 giugno 1° gennaio dell’anno successivo (con 57 anni)
30 settembre 1° luglio dell’anno successivo
31 dicembre 1° luglio dell’anno successivo
Lavoratori dipendenti con meno di 40 anni di contribuzione
Requisiti maturati entro Decorrenza della pensione
31 marzo 1° gennaio dell’anno successivo (con 57 anni)
30 giugno 1° gennaio dell’anno successivo (con 57 anni)
30 settembre 1° luglio dell’anno successivo
31 dicembre 1° luglio dell’anno successivo

 

Lavoratori dipendenti con almeno  40 anni di contribuzione

Requisiti maturati entro Decorrenza della pensione
31 marzo 1° luglio dello stesso anno (con 57 anni)
30 giugno 1° ottobre dello stesso anno (con 57 anni)
30 settembre 1° gennaio dell’anno successivo
31 dicembre 1° aprile dell’anno successivo

 Lavoratori autonomi con almeno  40 anni di contribuzione

Requisiti maturati entro Decorrenza della pensione
31 marzo 1° ottobre dello stesso anno
30 giugno 1° gennaio dell’anno successivo
30 settembre 1° aprile dell’anno successivo
31 dicembre 1° luglio dell’anno successivo

 

Pensione di vecchiaia

Gli attuali requisiti della pensione di vecchiaia
Questa pensione si ottiene al verificarsi di tre condizioni essenziali: età, contribuzione minima e cessazione del rapporto di lavoro dipendente, anche all'estero. I lavoratori autonomi possono chiedere la pensione e proseguire la propria attività di lavoro autonomo, ma devono cessare da eventuale lavoro dipendente. Dopo la riforma Dini (legge 335/1995) sono due le vie pensionistiche: la pensione di vecchiaia "retributiva" e quella "contributiva", destinata a sostituire negli anni la prima forma di liquidazione. Per andare in pensione, oltre alla risoluzione del rapporto di lavoro subordinato, è necessario avere 65 anni per gli uomini e 60 per le donne dal 1° gennaio 2000 in poi. Il terzo requisito richiesto è il possesso di almeno 20 anni di contribuzione versata o accreditata (effettiva, cioè in costanza di rapporto di lavoro, da riscatto, ricongiunzione, contributi figurativi e volontari).

I requisiti dal 1° gennaio 2008
La pensione di vecchiaia liquidata con il sistema di calcolo esclusivamente contributivo dal 2008 si ottiene alle seguenti condizioni:
 dal 2008: requisito minimo contributivo di 5 anni e l'età di 65 anni per gli uomini e 60 per le donne, oppure con 40 anni di contribuzione indipendentemente dall'età;
 dal 2008 al 2009: requisito minimo contributivo di 35 anni e l'età di 60 anni per i soli uomini, in quanto le donne raggiungono il diritto con 5 anni di contribuzione effettiva e 60 anni di età;
 dal 2010 al 2013: requisito minimo contributivo di 35 anni e l'età di 61 anni, sempre per i soli uomini;
 dopo il 2013: requisito minimo contributivo di 35 anni e l'età di 62 anni, sempre per i soli uomini.
Il trattamento di vecchiaia
Il metodo di calcolo retributivo e contributivo, i requisiti, gli incentivi per chi decide di proseguire il rapporto di lavoro oltre il termine per il pensionamento.


La pensione di vecchiaia retributiva
Questa pensione si ottiene al verificarsi di tre condizioni essenziali: età, contribuzione minima e cessazione del rapporto di lavorodipendente, anche all'estero. I lavoratori autonomi possono chiedere la pensione e proseguire la propria attività di lavoro autonomo, ma devono cessare da eventuale lavoro dipendente.
Dopo la riforma Dini (legge 335/1995) sono due le vie pensionistiche: la pensione di vecchiaia "retributiva" e quella "contributiva", destinata a sostituire negli anni la prima forma di liquidazione.
Per andare in pensione, oltre alla risoluzione del rapporto di lavoro subordinato, è necessario avere 65 anni per gli uomini e 60 per le donne dal 1° gennaio 2000 in poi. Il terzo requisito richiesto è il possesso di almeno 20 anni di contribuzione versata o accreditata (effettiva, cioè in costanza di rapporto di lavoro, da riscatto, ricongiunzione, contributi figurativi e volontari).
Il trattamento pensionistico decorre dal primo giorno del mese successivo al raggiungimento dei requisiti. C'è, però, la possibilità di scegliere la decorrenza della pensione dal primo giorno del mese successivo a quello di presentazione dell'istanza a seguito di scelta dell'interessato. Comunque, se il richiedente ha effettuato l'opzione per la prosecuzione dell'attività lavorativa fino ai 65 anni di età, la decorrenza verrà fissata dal primo giorno del mese successivo a quello di presentazione della domanda.
Sul fronte dell'età sono previste particolari eccezioni per i lavoratori dipendenti (per i lavoratori autonomi, infatti, l'età era stata già fissata a 65 anni per gli uomini e 60 anni per le donne): per gli invalidi (almeno all'80%) e i lavoratori non vedenti il requisito relativo all'età è di 60 anni per gli uomini e 55 per le donne. Se, invece, si tratta di lavoratori non vedenti da periodi anteriori all'inizio dell'assicurazione o con almeno dieci anni di contribuzione o assicurazione dopo l'insorgenza della cecità il requisito relativo all'età è di 55 anni per gli uomini e 50 per le donne.
Sul versante del requisito minimo contributivo sono stabilite delle eccezioni. Ecco le principali: i lavoratori ai versamenti volontari entro il 31 dicembre 1992, anche se non si sono avvalsi, possono andare in pensione di vecchiaia con il requisito ''cristallizzato'' di 15 anni; gli assicurati in possesso di 15 anni di contribuzione entro il 31 dicembre 1992 possono usufruire dello stesso beneficio (15 anni di contribuzione).

La pensione di vecchiaia ''contributiva'' fino al 2007 I requisiti richiesti sono il compimento del 57° anno di età ( età flessibile dai 57 ai 65 anni), la risoluzione del rapporto di lavoro dipendente e il possesso di almeno 5 anni di contribuzione effettiva, oppure 40 anni di contribuzione (per il raggiungimento dei 40 anni non sono utili i contributi volontari e il riscatto dei periodi di studio, mentre la contribuzione accreditata per i periodi di lavoro precedenti il compimento del diciottesimo anno di età è moltiplicata per 1.5). Inoltre l'importo del trattamento pensionistico non deve essere inferiore a 1,2 volte l'assegno sociale (per il 2004 5.740,33 euro). Al raggiungimento dei 40 anni di contribuzione si prescinde dal requisito anagrafico (57 anni di età), mentre dal limite di importo pensionistico si prescinde al compimento del 65° anno di età.

Il calcolo "retributivo"
Il sistema di calcolo retributivo è legato, appunto, alle retribuzioni pensionabili ed è ancora valido per la liquidazione delle pensioni dei lavoratori dipendenti che alla data del 31 dicembre 1995 avevano un'anzianità contributiva di almeno 18 anni. Si tratta di lavoratori che non hanno optato per il nuovo sistema di calcolo contributivo e che ormai non possono più farlo.In parte il calcolo ''retributivo'' si applica anche ai lavoratori in possesso al 31 dicembre 1995 di un'anzianità contributiva inferiore ai 18 anni (sistema retributivo per i contributi riferiti fino al 31 dicembre 1995 e contributivo per quelli successivi). Questi lavoratori hanno la facoltà di esercitare l'opzione per il sistema contributivo se in possesso , inoltre, di 15 anni di contribuzione dei quali almeno 5 versati nel sistema contributivo , decollato dal gennaio 1996.
Fino al 31 dicembre del 1992 vale una sola regola: il trattamento pensionistico si calcolava prendendo in considerazione la media delle retribuzioni lorde assoggettate a contribuzione, rivalutate degli ultimi 5 anni. In seguito, il decreto legislativo 503/1992 ha modificato la normativa in relazione alla consistenza contributiva (15 anni o meno di 15 anni) che il lavoratore possedeva alla data del 31 dicembre 1992 e ha fissato in due quote la liquidazione della pensione. La quota ''A'' è relativa all'anzianità contributiva fino alla fine del 1992 liquidata sulla base degli ultimi 5 anni di contribuzione ( per i dipendenti pubblici con riferimento all'ultimo stipendio ragguagliato ad anno), la quota ''B'' all'anzianità successiva e fino al mese precedente la decorrenza della pensione, liquidata sulla base degli ultimi dieci anni di retribuzione pensionabile (per i lavoratori pubblici manca ancora qualche anno per il raggiungimento dei 10 anni).

Il sistema di calcolo "contributivo"
Il calcolo contributivo, introdotto dalla riforma Dini (articolo 1 della legge 335/1995) si basa sull'accantonamento dei contributi annui, rivalutati in base all'andamento del prodotto interno lordo (Pil). Si applica ai lavoratori dipendenti e autonomi, nuovi assunti dal 1° gennaio 1996, senza precedente contribuzione o a chi ha optato per il sistema contributivo, se in possesso di 15 anni di contributi, di cui almeno 5 versati col nuovo sistema e di un'anzianità contributiva, al 31 dicembre 1995, inferiore ai 18 anni.
Nel sistema contano il montante contributivo individuale e il coefficiente di trasformazione (tabella A della legge 335/1995*) relativo all'età dell'assicurato al momento della pensione. Il montante contributivo è costituito dall'accantonamento annuale della quota contributiva derivante, per i lavoratori dipendenti, dall'applicazione dell'aliquota di computo del 33% sulla retribuzione lorda per i lavoratori dipendenti e del 20% per artigiani, commercianti, coltivatori diretti, coloni, mezzadri e imprenditori agricoli a titolo principale. Per i lavoratori iscritti alla gestione separata l'aliquota di computo è variabile. Il coefficiente di trasformazione è una percentuale che si commisura sul montante contributivo complessivo e dà la misura della pensione annua lorda. Per ottenere l'importo mensile basta dividere quello annuo lordo per tredici.
Sono previsti benefici per le lavoratrici madri e per chi effettua attività usuranti.

Come proseguire il rapporto di lavoro
La legge 407/1990 ha dato l'opportunità di continuare a lavorare fino a 62 anni di età, limite portato poi a 65 anni dalla riforma Amato (Dlgs 503/1992). L'opportunità spetta agli iscritti all'assicurazione generale obbligatoria Ivs dei lavoratori dipendenti o alle gestioni sostitutive, esclusive o esonerative a condizione che non abbiano ottenuto o non richiedano la liquidazione di una pensione di vecchiaia Inps o degli altri trattamenti (sostitutivi, esclusivi o esonerativi).
La legislazione italiana, per incoraggiare questa scelta, ha fissato alcuni incentivi per chi opta per la prosecuzione del rapporto di lavoro. E' anche previsto un beneficio per i lavoratori con 40 anni di contribuzione prima del compimento di 60 anni per le donne e 65 per gli uomini che decidano di proseguire l'attività lavorativa. In pratica il 60% della contribuzione versata concorre ad aumentare l'ammontare della pensione (il calcolo si effettua esclusivamente con il sistema contributivo, a decorrere dal compimento dell'età pensionabile), mentre il restante 40% viene destinato alle regioni di residenza del lavoratore e finalizzato al finanziamento di attività di assistenza ad anziani non autosufficienti e famiglie.

*Tabella A della legge 335/1995
(v. articolo 1, comma 6)


Coefficienti di trasformazione
Divisori Età Valori
21,1869 57 4,270%
20,5769 58 4,860%
19,9769 59 5,006%
19,3669 60 5,163%
18,7469 61 5,344%
18,1369 62 5,514%
17,5269 63 5,706%
16,9169 64 5,911%
16,2969 65 6,136%

tasso di sconto = 1.5%

Pensione di anzianità

Gli attuali requisiti della pensione di anzianità

Prima di aver compiuto l'età prevista per ottenere la pensione di vecchiaia si può ottenere quella di anzianità. E' però necessario aver raggiunto particolari requisiti:
35 anni di contributi e 57 anni di età per i lavoratori dipendenti privati e pubblici oppure 40 anni di contribuzione a regime (nel 2004 il requisito alternativo di sola contribuzione, indipendentemente dall'età, è di 38 anni;
per i lavoratori dipendenti cosiddetti "precoci" (possesso di almeno un anno di contribuzione tra i 14 e i 19 anni a seguito di effettivo svolgimento di attività lavorativa) bastano, sempre per il 2004, 35 anni di contributi e 56 anni di età;
35 anni di contributi e 58 anni di età per gli autonomi (artigiani, commercianti, coltivatori diretti, coloni, mezzadri e imprenditori agricoli a titolo principale), oppure 40 anni di contribuzione.

I requisiti dal 1° gennaio 2008
I requisiti per l'ottenimento della pensione di anzianità e finestre fino al 2007 non cambiano rispetto a quelli attualmente in vigore. Va subito notato che, secondo la riforma, non ancora legge dello Stato, chi prosegue il lavoro pur avendo diritto alla pensione di anzianità può beneficiare del bonus pari al 32,70 per cento della retribuzione imponibile (esente da tasse) per il periodo dal 2004 al 2007. Questo bonus per il momento vale solo per i lavoratori dipendenti del settore privato e dovrà essere disciplinato da un apposito decreto interministeriale (Lavoro ed Economia) .L’estensione del posticipo del pensionamento di anzianità dal 2004 al 2007 con conseguente bonus (32,70% dello stipendio lordo esente da tasse) ai dipendenti pubblici e statali richiede un preventivo confronto con le organizzazioni sindacali comparativamente più rappresentative dei datori di lavoro e dei prestatori di lavoro, con le regioni, gli enti locali e le autonomie funzionali.

Dal 2008 i requisiti diventano più restrittivi.
Eccoli per i lavoratori dipendenti privati e pubblici.
Dal 2008 al 2009 : requisito minimo contributivo di 35 anni (non si considerano i contributivi figurativi per malattia e disoccupazione indennizzata per il raggiungimento dei 35 anni) ed età di 60 anni (questo requisito riguarda i soli uomini, in quanto le donne con 60 anni vanno in pensione di vecchiaia).
Dal 2010 al 2013: requisito minimo contributivo di 35 anni e l’età di 61 anni.
dal 2014 in poi: requisito minimo contributivo di 35 anni e l’età di 62 anni.
In via sperimentale solo per le lavoratrici dipendenti si confermano i requisiti attuali (minimo contributivo di 35 anni ed età di 57 anni) per l’accesso alla pensione di anzianità con la penalizzazione consistente nella liquidazione della pensione con il sistema di calcolo completamente contributivo. Naturalmente, in tutte le predette situazioni vale anche il requisito alternativo di 40 anni di contribuzione (qui sono utili anche i contributi figurativi di malattia e disoccupazione indennizzata per il conseguimento dei 40 anni), indipendentemente dall'età.

Ecco i requisiti per i lavoratori autonomi (coltivatori diretti, coloni, mezzadri, artigiani e commercianti).
Dal 2008 al 2009: requisiti minimo contributivo di 35 anni e 61 anni di età .
Dal 2010 al 2013: requisito minimo contributivo di 35 anni e l’età di 62 anni.
Dal 2014 in poi: requisito minimo contributivo di 35 anni e l’età di 63 anni.
Sperimentalmente fino al 31 dicembre 2015 viene confermata solo per le lavoratrici autonome il diritto alla pensione di anzianità con il requisito minimo di 35 e l’età di 58 anni (la pensione, però, verrà liquidata con il sistema contributivo). Anche qui vale il requisito alternativo dei 40 anni di contribuzione prescindendo dall’età.

Lavoratori in mobilità
Per 10 mila lavoratori collocati in mobilità ‘’breve’’ da aziende ubicate nelle aree del Mezzogiorno viene lanciata una scialuppa di salvataggio con l’applicazione della previgente normativa a condizione che questi soggetti siano stati collocati in mobilità (articolo 4 e 24 della legge n. 223 del 23 luglio 1991) sulla base di accordi sindacali stipulati anteriormente al 1° marzo 2004 e che maturino i requisiti per la pensione di anzianità entro il termine di fruizione dell’indennità di mobilità (articolo 7, comma 2, della legge 223/1991).

Gli autorizzati ai versamenti volontari
La futura riforma lancia una scialuppa di salvataggio ai soggetti che hanno ottenuto l’autorizzazione ai versamenti volontari della contribuzione anteriormente al 1° marzo 2004. Per questi prosecutori volontari, infatti, si applicheranno le disposizioni attualmente vigenti in materia di pensionamento di anzianità.

I co.co.co.
E’ importante segnalare che per i lavoratori assicurati presso la gestione separata prevista dall’articolo 2, comma 26, della legge 335/95, non iscritti ad altre forme di previdenza obbligatoria (cosiddetti ‘’scoperti’’) si applicano le disposizioni riferite ai lavoratori dipendenti.

Finestre per i lavoratori dipendenti
Un’altra misura restrittiva è costituita dal fatto che dal 2008 in poi le finestre da quattro diventano due.
Per i lavoratori dipendenti le future finestre scattano nella maniera seguente: quando la maturazione dei requisiti si verifica nel secondo trimestre dell’anno la finestra è quella del 1° gennaio dell’anno successivo con età pari a 57 anni entro il 31 dicembre; con requisiti perfezionati nel quarto trimestre dell’anno, la finestra è quella del 1°luglio dell’anno successivo. Per il personale del comparto scuola si continuano ad applicare anche dopo il 2007 le disposizioni contenute nell’articolo 59, comma 9, della legge 449/97 (una sola finestra al 1° settembre).

Finestre dei lavoratori autonomi
Anche qui da quattro le finestre vengono ridotte a due. Ecco le future finestre: i lavoratori autonomi che conseguono il trattamento pensionistico di anzianità entro il secondo trimestre dell’anno possono andare in pensione con decorrenza (finestra) dal 1° luglio dell’anno successivo, mentre se in possesso dei previsti requisiti entro il quarto trimestre dell’anno, si vedranno aprire la prima finestra utile il 1° gennaio del secondo anno successivo alla data di conseguimento dei requisiti.

Certificazione del diritto alla pensione
E’ uno dei punti qualificanti del pacchetto della riforma nel senso che potrà eliminare gli stati di incertezza che aleggiano attorno al lavoratore una volta raggiunto il diritto alla pensione e che stimolano l’interessato alla corsa alla presentazione della domanda di pensione per paura che una norma successiva possa disporre diversamente. Questo clima di incertezza verrà, perciò, eliminato. Il lavoratore, perciò, che abbia maturato entro il 31 dicembre 2007 i requisiti di età e di anzianità contributiva stabiliti dalla normativa vigente per i trattamenti pensionistici di anzianità, di vecchiaia retributiva e contributiva potrà ottenere dall’ente previdenziale di appartenenza (Inps, Inpdap e così via) la ‘’certificazione’’ della propria posizione previdenziale con l’attestazione del conseguimento del diritto alla pensione di anzianità e di vecchiaia retributiva e contributiva. Questo diritto potrà essere esercitato dal lavoratore successivamente, quando vorrà, indipendentemente da ogni diversa previsione legislativa. Naturalmente per i lavoratori in possesso di tale certificazione non si applicano le nuove disposizioni che la riforma introdurrà

 

Pensione d'inabilità

L' attuale situazione previdenziale della pensione d'inabilità

La pensione di inabilità è stata istituita dall'articolo 2 della legge 222/1984. Il trattamento spetta ai lavoratori dipendenti e autonomi affetti da un'infermità fisica o mentale. In particolare, è inabile l'assicurato o il titolare di assegno di invalidità che per infermità, difetto fisico o mentale si trovi nella completa e permanente impossibilità a svolgere qualsiasi attività lavorativa. Questa pensione spetta per le domande presentate dal 1° luglio 1984.

La situazione previdenziale dal 1° gennaio 2008
Dal 2008 l'ipotesi di riforma all'esame del Parlamento non presenta modifiche.

La pensione di inabilità
Requisiti per ottenere la prestazione: invalidità al 100% e almeno 5 anni di contributi previdenziali, di cui 3 maturati nel quinquennio precedente la domanda

La pensione di inabilità è stata istituita dall'articolo 2 della legge 222/1984. Il trattamento spetta ai lavoratori dipendenti e autonomi affetti da un'infermità fisica o mentale. In particolare, è inabile l'assicurato o il titolare di assegno di invalidità che per infermità, difetto fisico o mentale si trovi nella completa e permanente impossibilità a svolgere qualsiasi attività lavorativa. Questa pensione spetta per le domande presentate dal 1° luglio 1984. Si ricorda che non può essere riconosciuta la pensione di inabilità al titolare di pensione di invalidità liquidata con decorrenza anteriore al 1° agosto 1984. Il trattamento, che può essere sottoposto a revisione, decorre dal mese successivo a quello di presentazione dell'istanza o dal mese successivo alla cessazione dell'attività o dalla cancellazione dagli elenchi degli autonomi. Per ottenere questo tipo di pensione non si deve svolgere alcuna attività lavorativa.

I requisiti
Per ottenere la pensione di inabilità sono stati fissati requisiti sanitari, assicurativi e contributivi:

a)è necessario che sia accertata dal medico l'infermità fisica o mentale che provochi l'assoluta e permanente impossibilità a svolgere qualsiasi attività lavorativa (invalidità al 100 per cento);
b)possesso di almeno 5 anni di anzianità contributiva, di cui almeno 3 maturati nel quinquennio precedente la domanda di pensione.

La misura del trattamento
Alle settimane di contribuzione maturate si aggiunge un bonus che copre il periodo mancante alla decorrenza della pensione, fino ai 55 anni per le donne e ai 60 per gli uomini. Quest' agevolazione non deve, però, far superare i 40 anni di contribuzione. Per gli assicurati che alla data del 31 dicembre 1995 avevano un'anzianità contributiva inferiore ai 18 anni il bonus si calcola con il sistema contributivo, come se il lavoratore avesse l'età pensionabile di 60 anni, senza prendere in considerazione il sesso e la gestione di appartenenza.

Incumulabilità e incompatibilità
Le pensioni di inabilità non sono cumulabili con la rendita Inail, liquidata per lo stesso evento invalidante, fino alla concorrenza della rendita stessa. Questi trattamenti sono, inoltre, incompatibili con i compensi di lavoro subordinato in Italia e all'estero, svolti dopo la concessione del trattamento pensionistico. Stessa incompatibilità con:

a)l'iscrizione negli elenchi anagrafici degli operai agricoli, negli elenchi nominativi dei lavoratori autonomi e negli albi professionali;
b)con i trattamenti ordinari e speciali di disoccupazione e con ogni altro tipo di trattamento sostitutivo o integrativo della retribuzione.

Pensione d'invalidità

L' attuale situazione previdenziale della pensione d'invalidità

L'assegno di invalidità
La legge 12 giugno 1984, n. 222 (entrata in vigore il 1° luglio 1984) ha istituito l'assegno ordinario di invalidità, non reversibile ai superstiti. Tale assegno di invalidità riguarda, perciò, le domande presentate dal 1° luglio 1984 in avanti (prima decorrenza utile del 1° agosto 1984). Esiste anche l'assegno privilegiato di invalidità ma è una forma di assegno che raramente si verifica presso l'INPS.

La situazione previdenziale dal 1° gennaio 2008

Dal 2008 l'ipotesi di riforma all'esame del Parlamento non presenta modifiche.

L'assegno di invalidità
Che cosa è, i requisiti necessari, la durata

L'assegno di invalidità
La legge 12 giugno 1984, n. 222 (entrata in vigore il 1° luglio 1984) ha istituito l'assegno ordinario di invalidità, non reversibile ai superstiti. Tale assegno di invalidità riguarda, perciò, le domande presentate dal 1° luglio 1984 in avanti (prima decorrenza utile del 1° agosto 1984). Esiste anche l'assegno privilegiato di invalidità ma è una forma di assegno che raramente si verifica presso l'INPS.

Nuova definizione dell'invalidità
Si considera invalido, secondo l'articolo 1, comma 1, della legge 222/84, per il conseguimento del diritto all'assegno nell'assicurazione generale obbligatoria dei lavoratori dipendenti e nelle gestioni speciali dei lavoratori autonomi ( coltivatori diretti, coloni, mezzadri, imprenditori agricoli a titolo principale, artigiani e commercianti) l'assicurato la cui capacità di lavoro, in occupazioni confacenti alle sue attitudini, sia ridotta in modo permanente, a causa di infermità o difetto fisico o mentale, a meno di un terzo. La nuova definizione di invalidità sostituisce il concetto di capacità di guadagno con quello di capacità di lavoro. Questo significa che il giudizio di invalidità deve essere rapportato alla sola validità fisio-psichica dell'assicurato e alle sue attitudini con esclusione dei fattori socio-economici come risulta confermato espressamente dall'articolo 15, comma 1, della legge 222/84, che abroga il richiamo alla situazione socio-economica della provincia contenuto nell'articolo 36 del D.P.R. 639/1970.
La riduzione della capacità di lavoro va valutata con riferimento alle occupazioni confacenti alle attitudini dell'assicurato considerando, cioè, i fattori soggettivi ( età, sesso, esperienza professionale e così via) che servono a determinare le attitudini del richiedente la pensione e del lavoro precedentemente svolto dal quale deve svilupparsi l'indagine riguardante i lavori affini espletabili. L'espressione ''occupazioni confacenti'' si deve intendere riferita sia ad attività di natura subordinata che autonoma. In questo contesto è rilevante il caso del declassamento che solo se notevole esclude il carattere confacente dell'attività .

I Requisiti
I requisiti per ottenere l'assegno ordinario di invalidità sono i seguenti:

a)requisito sanitario: riduzione della capacità di lavoro (in occupazioni confacenti alle attitudini dell'assicurato, in modo permanente, a causa di infermità o di difetto fisico o mentale), a meno di un terzo;
b)requisiti assicurativi e contributivi: possesso di almeno 5 anni di anzianità assicurativa (è necessario, cioè, che siano trascorsi non meno di 5 anni dalla data di inizio dell'assicurazione) e di almeno 5 anni ( 260 contributi settimanali ovvero 1350 contributi agricoli giornalieri) di contributi di cui almeno 3 ( 156 contributi settimanali ovvero 810 contributi agricoli giornalieri) nel quinquennio precedente la relativa domanda.
Requisiti contributivi per artigiani e commercianti: valgono gli stessi requisiti dei lavoratori dipendenti per il rinvio di carattere generale alle norme dell'assicurazione generale obbligatoria dei lavoratori dipendenti contenuto nelle leggi istitutive delle due gestioni ( articolo 1, comma 2, della legge n. 463 del 4 luglio 1959, per gli artigiani e articolo 1, comma 3, della legge n. 613 del 22 luglio 1966 per gli esercenti attività commerciali).
Requisiti contributivi per i coltivatori diretti, coloni e mezzadri: 5 anni trascorsi dalla data di inizio dell'assicurazione; almeno 780 contributi giornalieri; almeno 468 contributi giornalieri nel quinquennio precedente la domanda.
La verifica del requisito contributivo richiesto dagli articolo 4 e 10 della legge 222/84 nel quinquennio precedente la domanda di assegno o pensione di inabilità va effettuata con riferimento al momento della presentazione della domanda stessa e non al momento della decorrenza eventualmente differita della prestazione pensionistica . Questo requisito contributivo deve quindi intendersi raggiunto con il versamento di un numero di contributi pari a quelli mancanti nel quinquennio precedente la domanda.

Rischio precostituito
L'articolo 1, comma 2, della legge 222/84, traducendo in norma di legge il principio affermato dalla Corte costituzionale con sentenza 163/1983, ha stabilito che il diritto all'assegno di invalidità esiste anche nei casi nei quali la riduzione della capacità lavorativa a meno di un terzo preesista al rapporto assicurativo a condizione che vi sia stato successivo aggravamento o siano sopraggiunte nuove infermità. Per il riconoscimento del diritto all'assegno di invalidità in concreto viene richiesto che la capacità lavorativa risulti ulteriormente ridotta per effetto di soli fattori biologici, indipendentemente dalla misura della ulteriore riduzione che può essere anche di modesta entità. Naturalmente, quando l'aggravamento sia sopravvenuto o la nuova infermità sia insorta dopo la presentazione della domanda di assegno, la decorrenza della prestazione va fissata al primo giorno del mese successivo a quello di sopravvenienza dell'aggravamento o di insorgenza della nuova infermità .

Domanda e decorrenza
La domanda va completata col modello SS3, compilato dal medico dell'interessato, disponibile presso qualsiasi ufficio INPS, e con i certificati anagrafici indicati nel modello di domanda oppure da autocertificazioni di questi certificati. Per l'autocertificazione si rinvia il lettore al capitolo primo di questa libro. L'assegno decorre dal mese successivo a quello di presentazione della domanda o dalla maturazione dei requisiti, se successiva.

Durata e conferma dell'assegno di invalidità
L'assegno di invalidità è riconosciuto per un periodo di tre anni ed è confermabile per ulteriori periodi triennali a condizione che la riduzione della capacità lavorativa permanga al di sotto del limite di legge. Questa permanenza va accertata considerando anche l'eventuale attività lavorativa svolta dall'interessato. Il titolare dell'assegno , per ottenere la conferma, deve presentare apposita domanda. La conferma triennale ha effetto:

a)dal primo giorno del mese successivo alla data di presentazione della domanda se tale presentazione avviene nel semestre precedente la data terminale del triennio ( il pagamento dell'assegno, quindi, non subisce soluzioni di continuità);
b)dal primo giorno del mese successivo a quello di presentazione della domanda quando la domanda stessa viene presentata entro 120 giorni successivi alla data terminale del triennio ( il nuovo triennio, però, va calcolato dalla data di scadenza del precedente triennio).

Viene considerata quale nuova domanda di assegno quella di conferma presentata dopo la scadenza del termine di 120 giorni.
Dopo tre riconoscimenti consecutivi l'assegno diventa definitivo. In questi tre riconoscimenti è compresa anche la prima visita di concessione dell'assegno di invalidità e cioè la definitività dell'assegno è dato dalla prima visita più due conferme. La liquidazione di un nuovo assegno di invalidità non è equiparabile alla conferma triennale. Resta, comunque ferma la facoltà di revisione prevista dall'articolo 9 della legge 222/84 ( revisione d'ufficio da parte dell'Inps oppure a domanda da parte dell'interessato). Quando dagli accertamenti di revisione d'ufficio risulti cessato lo stato invalidante o di inabilità scatta la revoca della prestazione con effetto dal primo giorno del mese successivo a quello di effettuazione dell'accertamento.

Invalidità civile e assegno
L'assegno di invalidità è compatibile con la pensione di inabilità civile ( invalidità civile totale) mentre è incompatibile con l'assegno di invalidità civile ( invalidità civile parziale).
L'assicurato riconosciuto invalido e già titolare di assegno di invalidità civile dovrà scegliere quale de due trattamenti intende percepire. L'articolo 3, comma 1, della legge n. 407 del 29 dicembre 1990 stabilisce, infatti, che le prestazioni pensionistiche erogate dal ministero dell'Interno ( ora corrisposte dall'Inps con onere a carico delle Regioni) non sono compatibili con pensioni dirette, concesse a seguito di invalidità contratte per causa di guerra, di lavoro o di servizio e per le pensioni dirette di invalidità a qualsiasi titolo erogate dall'assicurazione generale obbligatoria dei lavoratori dipendenti, dalle gestioni pensionistiche per i lavoratori autonomi e da ogni altra gestione pensionistica per i lavoratori dipendenti avente carattere obbligatorio. Viene data, comunque, facoltà all'interessato di optare per il trattamento economico più favorevole.

Assegno di invalidità e versamenti volontari
La percezione dell'assegno di invalidità è compatibile con i versamenti volontari.

Assegno e rendita Inail
L'articolo 1, comma 43, della legge 335/95 ha stabilito l'incumulabilità degli assegni di invalidità, delle pensioni di inabilità e delle pensioni ai superstiti, liquidati in conseguenza di infortunio sul lavoro o malattia professionale, con la rendita vitalizia attribuita per o stesso evento dall'Inail o dall'Ipsema. L'incumulabilità scatta, fino a concorrenza della rendita, per i trattamenti pensionistici con decorrenza dal 1° settembre 1995 in poi ( la legge 335/95 è entrata in vigore, infatti, il 17 agosto 1995). Per le pensioni con decorrenza anteriore al 1° settembre 1995, la legge 335/95 fa salvo il trattamento più favorevole in godimento, con riassorbimento sui futuri miglioramenti. Le rendite estere sono cumulabili con i trattamenti pensionistici di cui all'articolo 1, comma 43, della legge 335/95 per il semplice motivo che questa norma parla di rendite erogate secondo una disposizione nazionale ( D.P.R. n. 1124 del 30 giugno 1965, cioè il testo unico Inail).

Riduzione dell'assegno
L'art. 1, c. 42, della legge 335/1995 (entrata in vigore il 17 agosto 1995) prevede la riduzione dell'assegno di invalidità, secondo la Tabella G*, allegata alla stessa legge, quando il titolare dell'assegno risulti in possesso di redditi da lavoro dipendente, autonomo e d'impresa. Tale incumulabilità di una quota in percentuale degli assegni di invalidità scatta per le pensioni aventi decorrenza dal 1° settembre 1995. Per gli assegni di invalidità con decorrenza anteriore al 1°settembre 1995, la stessa legge 335/1995 fa salvo il trattamento più favorevole in godimento, con riassorbimento sui futuri miglioramenti.

 

*TABELLA G - LEGGE 8 agosto 1995, n. 335

(v. articolo 1, comma 42)

 

Tabella relativa ai cumuli tra assegno di invalidità e redditi da lavoro Redditi
Redditi Percentuali di riduzione
Reddito superiore a 4 volte il trattamento minimo annuo del Fondo pensioni lavoratori dipendenti, calcolato in misura pari a 13 volte l'importo in vigore al 1° gennaio 25 per cento dell'importo dell'assegno
Reddito superiore a 5 volte il trattamento minimo annuo del Fondo pensioni lavoratori dipendenti. calcolato in misura pari a 13 volte l'importo in vigore al 1° gennaio 50 per cento dell'importo dell'assegno

 

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