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Trattamento di fine rapporto

Un pò di storia del Tfr, la vecchia liquidazione.

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Autore salerno

Il trattamento di fine rapporto

Calcolo del trattamento di fine rapporto

Una volta si parlava di liquidazione, una somma che il lavoratore dipendente incassa al momento della sua separazione dall’azienda per cui lavora. Con il tempo alla vecchia liquidazione è subentrato il termine Tfr, ovvero trattamento di fine rapporto. Innanzitutto va sottolineato che la somma che il lavoratore incassa è qualcosa di più di un semplice diritto, perché i soldi non sono concessi dall’azienda ma sono cifre accantonate ogni mese dallo stesso lavoratore.


L’idea del legislatore che sta dietro al Tfr è quella di creare una piccola rete di sicurezza a favore del lavoratore nel caso in cui perda il lavoro. Per fare questo gli fa accantonare una piccola cifra al mese, sotto la tutela dell’imprenditore. E’ quindi parte integrante del salario lordo, ma non è disponibile immediatamente: si tratta di un salario differito, del quale è proprietario il singolo lavoratore, e che il datore di lavoro trattiene ed è responsabile, con il compito di reinvestirlo all’interno dell’azienda, anche perché ne garantisce la rivalutazione minima, del 2,5% annuo circa.

La legge 297/1982 ha profondamente modificato quella che è la vecchia liquidazione.
Quest’ultima si basava sull’ultima retribuzione percepita dal lavoratore dipendente in costanza di rapporto di lavoro mentre il trattamento di fine rapporto si articola sull’accantonamento di una quota calcolata anno per anno da erogare al momento della cessazione del rapporto di lavoro.

Salvo diversa previsione dei contratti collettivi di lavoro rientrano nel trattamento di fine rapporto tutte le somme, compreso l’equivalente delle prestazioni in natura, corrisposte in dipendenza del rapporto di lavoro, a titolo non occasionale e con esclusione di quanto viene corrisposto a titolo di rimborso spese.

In oltre, in caso di sospensione del lavoro nel corso dell’anno per malattia o infortunio e maternità è previsto che venga computata la retribuzione a cui il lavoratore avrebbe avuto diritto durante il normale svolgimento dell’attività lavorativa

 

Ante 1982

Prima del 1982 la liquidazione (attuale trattamento di fine rapporto) viene determinata indicativamente moltiplicando la retribuzione a maggio 1982 (o l’ultima retribuzione utile) per il numero di mesi e frazione di mesi di anzianità

Nel dettaglio quindi

togliere dalla retribuzione di maggio 1982 (o dell’ultima retribuzione) il valore della contingenza (che a quella data era uguale per tutti e aggiungere il rateo delle mensilità contrattuali (13 o 14)
moltiplicare il risultato per le frazioni di mese previste dai singoli contratti. Le frazioni di mese potrebbero essere differenziate per periodi: in questo caso calcolare in singoli periodi moltiplicando il risultato per l’anzianità maturata
l’importo ottenuto va rivalutato del coefficiente di rivalutazione al 31/12/1982
 

Dal giugno 1982 al 31/12/1985

Viene introdotto il trattamento di fine rapporto e quindi non si moltiplicherà più la retribuzione per il numero di mesi di anzianità ma si considererà la retribuzione e la si dividerà per 13.5 rivalutando di anno in anno l’accantonamento.
In questo periodo si dovrà tener conto dei rientri di contingenza previsti per ogni contratto.

Nel dettaglio
 

sottrarre da ogni mensilità la contingenza che rientra di 25 punti di semestre in semestre . Ricordarsi inoltre di accantonare nel solo 1982 un solo un rateo di 14° (già considerata nella liquidazione ante maggio 1982) e 7/12 di 13°
Sommare gli importi annualmente e dividere per 13.5
Moltiplicare il risultato per le frazioni di mese (o giorni o ore) previste nei singoli contratti
Sottrarre il valore del fondo pensione (per il solo 1982 è pari allo 0.30% successivamente 0.50%)
Rivalutare il risultato al dicembre dell’anno successivo o al mese di cessazione del rapporto di lavoro (per le retribuzioni del 1982 rivalutare al 1983)
 

Dopo il 1/01/1986

Il calcolo del trattamento di fine rapporto entra a regime e non è più necessario sottrarre contingenza.

 

Un esempio
Data di assunzione: 01/11/1974
Data di cessazione: del rapporto 30/04/2001
Retribuzione di riferimento al maggio del 1982 £. 1.721.983 così formata 352.000 paga base, 654.142 contingenza, 167.690 di incidenza di 13° e 14° e 491.791 di superminimo

 

 

Indenità di anzianità al 31,5,1982
 Retribuzione mensile - contingenza  maggiorazione dei ratei di 13° e 14°  Retribuzione di riferimento
 1.475.985 -- 654.152  136.972  821.833

 

 

 

 Periodo  indennità  anzianità  totale
 01/11/74 - 31/05/1978  15/26  3 anni e 7 mesi  1.698.981
 01/06/78 - 31/05/1982  26/26  4 anni  3.287.332
     Totale accantonamento al 31/05/82  4.986.313
     Rivalutazione accantonamento al 31/05/82 pari 8.3917%  418.436
     Totale accantonamento al 31/05/82  4.404.749

 

 

 

 

· Dall’01/06/1982 al 31/12/1982
 Retribuzione giugno 1982  - Rientro di contingenza £.415.228  Retribuzione di riferimento
 Quattordicesima (solo un rateo relativo al mese di giugno)  - Rientro di contingenza 415.228:12 (solo un rateo)  Retribuzione di riferimento
 Retribuzione di luglio  - Rientro di contingenza £.415.228  Retribuzione di riferimento
 Retribuzione di agosto  - Rientro di contingenza £.415.228  Retribuzione di riferimento
 Retribuzione di settembre  - Rientro di contingenza £.415.228  Retribuzione di riferimento
 Retribuzione di ottobre  - Rientro di contingenza £.415.228  Retribuzione di riferimento
 Retribuzione di novembre  - Rientro di contingenza £.415.228  Retribuzione di riferimento
 Retribuzione di dicembre  - Rientro di contingenza £.415.228  Retribuzione di riferimento
 Tredicesima (solo 7/12)  - Rientro di contingenza £(7/12 di 415.228)  Retribuzione di riferimento
     Totale imponibile Tfr

 

 

 

· Proseguire come sopra con i rientri di contingenza fino al 31/12/1985 e operare senza rientri successivamente a tale data.
 

 

Trattamento fiscale del Tfr: quali novità?
In attesa dell’entrata in vigore delle riforma delle pensioni dal 2008, dal 1° gennaio 2006 due sono le novità operative in materia di trattamento di fine rapporto lavoro: la tassazione fiscale perde la detrazione di 61,97 euro ed il regime fiscale dei contributi versati a fondi pensione diventa unico per qualunque categoria di soggetti iscritti a forme di previdenza complementare.

Il trattamento di fine rapporto è la prestazione spettante al lavoratore che lascia un rapporto di lavoro, qualunque sia il motivo (dimissioni o licenziamento). Ha sostituito la vecchia indennità d’anzianità.
La misura del trattamento di fine rapporto, in linea di principio, si ottiene sommando, in ciascun anno di servizio, una quota pari (mai superiore) all’importo della retribuzione dell’anno divisa per 13,5. La quota è ridotta in proporzione per le frazioni d’anno. Questo criterio di calcolo, comporta che il trattamento di fine rapporto risulti pari al 6,9% della retribuzione.
Con esclusione della quota maturata nell’anno di riferimento, tutto l’importo accantonato del trattamento di fine rapporto è soggetto a rivalutazione annuale.
La rivalutazione deve essere effettuata alla fine di ciascun anno ovvero alla data di cessazione del rapporto di lavoro; l’importo che ne scaturisce va imputato ad incremento del fondo trattamento di fine rapporto, così da incrementarne il valore.
All’atto della risoluzione del rapporto di lavoro, in genere, il dipendente ottiene il pagamento del trattamento di fine rapporto lavoro con l’ultima busta paga.

Regime fiscale dal 2001
A decorrere dal 1° gennaio 2001, la tassazione del trattamento di fine rapporto lavoro è soggetta alle regole introdotte dal decreto legislativo n. 47/2000 (sarà abrogato, a far data 1° gennaio 2008, dal decreto legislativo n. 252/2005) il quale, tra l’altro, ha previsto l’istituzione dell’imposta sostitutiva delle imposte sui redditi nella misura dell’11% sulle rivalutazioni del trattamento di fine rapporto.
La nuova tassazione del trattamento di fine rapporto e delle altre indennità e somme maturate legate alla risoluzione del rapporto di lavoro, tuttavia, conserva un carattere provvisorio: la tassazione definitiva, e quindi l’ammontare d’imposta dovuta effettivamente è successivamente (ri)liquidata dagli uffici finanziari, in base all’aliquota media di tassazione subita dal percettore del trattamento di fine rapporto nel quinquennio precedente all’anno in cui è venuto a maturare il diritto alla prestazione.

Tasse sul tfr
La tassazione delle rivalutazioni annuali con imposta sostitutiva (11%) ha carattere definitivo. In sede di liquidazione (e quindi di tassazione) del tfr al lavoratore, pertanto, l’importo corrispondente alle rivalutazioni, in quanto già tassato, viene escluso dalla base imponibile fiscale. In altre parole, la base imponibile di tfr su cui determinare il prelievo fiscale sarà stabilita in un importo pari all’ammontare del trattamento spettante al lavoratore ridotto delle rivalutazioni. Sul valore così calcolato è applicata l’aliquota di prelievo fiscale, determinata con riferimento all’anno in cui è maturato il diritto alla percezione del trattamento di fine rapporto.

Disciplina dei contributi versati a fondi pensione
La riforma operata nel 2000 ha rappresentato un primo tentativo di rilancio della previdenza complementare, agendo sulla leva fiscale. Tra le altre novità, infatti, sono risultate incrementate le agevolazioni previste sui contributi versati a forme pensionistiche complementari, estese anche ai contributi e ai premi versati alle forme pensionistiche individuali. Tutti i contribuenti, siano essi lavoratori dipendenti, lavoratori soci di cooperative di produzione e lavoro, lavoratori agricoli, imprenditori, lavoratori autonomi, ecc., infatti, godono della deduzione dal reddito complessivo delle somme pagate a titolo di contribuzione alle forme previdenziali integrative, entro determinati limiti.
In particolare, la deduzione compete sui contributi e sui premi versati:


 a forme pensionistiche complementari istituite su base contrattuale collettiva (fondi pensione chiusi o aperti);
 

 a forme pensionistiche individuali attuate mediante adesione ai fondi pensione aperti;
 

 a forme pensionistiche individuali attuate mediante contratti di assicurazione sulla vita.
 

Limiti per la deducibilità
Il limite per la deducibilità è fissato a un importo non superiore al 12% del reddito complessivo, con limite assoluto di euro 5.164,56 (vecchie lire 10 milioni). Le regole di deduzione prevedono la fissazione di un unico plafond, comprensivo dei contributi versati sia dal datore di lavoro che dal lavoratore e delle somme (contributi e premi) versate alle forme pensionistiche individuali.

Calcolo della deducibilità
Ai fini della deducibilità, i contributi e i premi vanno assunti al lordo della quota destinata, nel rispetto dello statuto o del regolamento, direttamente alla copertura delle spese e delle prestazioni per invalidità e premorienza, anche se tale quota, in quanto tale sia destinata a finalità non prettamente previdenziali, non va ad incrementare le singole posizioni individuali.

Redditi di lavoro dipendente
Nel caso in cui alla formazione del reddito complessivo concorrano redditi di lavoro dipendente, la disciplina fiscale prevede che, relativamente a tali redditi, la deduzione competa per un importo complessivo non superiore al doppio della quota di trattamento di fine rapporto destinata alle forme pensionistiche collettive e, comunque, entro i limiti del 12% del reddito complessivo e di 5.164,56 euro.
Questa ulteriore condizione si applica ai lavoratori dipendenti per i quali siano stati istituiti fondi pensione su base negoziale, ossia sulla base di contratti e accordi collettivi, anche aziendali, promossi da sindacati firmatari di contratti collettivi nazionali di lavoro; regolamenti di enti o aziende i cui rapporti di lavoro non siano disciplinati da contratti o accordi collettivi, anche aziendali; accordi tra soci lavoratori di cooperative di produzione e lavoro, promossi da loro associazioni nazionali; oppure vi sia stata l’adesione ad un fondo aperto, sempre su base contrattuale collettiva. Se, pur sussistendo i predetti fondi negoziali e pur avendone i requisiti, il lavoratore non vi partecipa (cioè non si iscrive), il plafond del 12% va calcolato sul reddito complessivo, tenendo conto anche del reddito di lavoro dipendente e l’ammontare massimo del contributo va, tuttavia, dedotto dal reddito complessivo al netto del reddito di lavoro dipendente. In altre parole, la deduzione non spetta per la parte del reddito complessivo formato dal reddito di lavoro dipendente.
Qualora, invece, non sia stata istituita per il lavoratore la forma pensionistica collettiva, la deducibilità dei contributi sussiste con i soli limiti ordinari (percentuale e assoluto).

Eccezioni
Fanno eccezione le seguenti ipotesi per le quali, su espressa previsione normativa, il vincolo della destinazione della quota di tfr alla forma pensionistica non si applica in ogni caso:


 ai "vecchi iscritti ai vecchi fondi". Al riguardo, si ricorda che la qualifica di "vecchio iscritto" viene conservata anche dal soggetto iscritto alla data del 28 aprile 1993 a fondi istituiti alla data del 15 novembre 1992 e che abbia successivamente trasferito la propria posizione previdenziale ad altri fondi, a condizione che non abbia riscattato la sua posizione previdenziale;
 

 nel caso in cui la fonte istitutiva sia costituita unicamente da accordi tra lavoratori;
 

 se la forma pensionistica collettiva istituita non sia operante dopo 2 anni.
 

Sono esclusi, inoltre, dall’applicazione del vincolo del tfr i rapporti di lavoro dai quali non deriva l’erogazione della speciale retribuzione differita, come accade per alcune figure di lavoratori del settore edile e del settore dell’agricoltura.

Regime transitorio valido fino al 31 dicembre 2005
La predetta disciplina fiscale sulla deduzione dei contributi e premi versati ai fondi pensione è valida, per tutti i soggetti, fino al 31 dicembre 2007 e lascerà il posto, a partire dal 1° gennaio dell’anno seguente (il 2008), alle nuove disposizioni introdotte dal D.Lgs. n. 252/2005.
 
 

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