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La malattia

Norme contrattuali sulla malattia.

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Autore salerno

La malattia

 COMUNICAZIONE ALL’AZIENDA
1.    Il dipendente deve avvisare la propria azienda il primo giorno di assenza per malattia anche telefonicamente, la mancanza di questa comunicazione entro la prima giornata di assenza viene considerata ’assenza arbitraria’ quindi sanzionabile e non retribuita!
2.    Il certificato medico deve essere inviato all’azienda entro il secondo giorno di assenza (anche in caso di prosecuzione della malattia).
Conservazione del posto di lavoro e retribuzione
Il periodo di conservazione del posto di lavoro, differenziato in rapporto all’anzianità di servizio, si calcola sommando i diversi periodi di assenza effettuati nell’arco degli ultimi 36 mesi precedenti l’inizio di ogni malattia.
 

 

Tabella 1
Anzianità aziendale Conservazione del posto Trattamento economico
Fino a 3 anni 6 mesi 2 mesi al 100%      4 mesi al 50%
Fino a 6 anni 9 mesi 3 mesi al 100%      6 mesi al 50%
Oltre i 6 anni 12 mesi 4 mesi al 100%      8 mesi al 50%

 

 I periodi sopraelencati, riferiti sia alla conservazione del posto di lavoro che alla relativa retribuzione, possono prolungarsi come da tabella 2, se nel triennio intervengono i seguenti casi:
1.    Malattia ininterrotta di durata superiore a 6 – 9 – 12 mesi;
2.    Ricaduta della stessa malattia qualora avvenga entro 60 giorni dal termine della precedente;
3.    Qualora negli ultimi 36 mesi si siano verificate 2 o più assenze per malattia superiori a 90 giorni ciascuna.

 

Tabella 2
Anzianità aziendale Conservazione del posto Trattamento economico
Fino a 3 anni 6 + 3 = 9 mesi 3 mesi al 100%     6 mesi al 50%
Fino a 6 anni 9 + 4,5 = 13,5 mesi 4,5 mesi al 100%  9 mesi al 50%
Oltre i 6 anni 12 + 6 = 18 mesi 6 mesi al 100%     12 mesi al 50%


Trattamento economico in caso di ricovero ospedaliero e/o malattie superiori a 21 giorni
In caso di eventi continuativi di ricovero ospedaliero e/o malattia lunga, è stata introdotta una deroga al normale trattamento economico della malattia, prevedendo ulteriori periodi di retribuzione al 100% del salario. Pertanto in base alla propria anzianità di servizio, viene corrisposto un ulteriore periodo di trattamento economico pari al 100% del salario nei casi in cui:
1.    Intervengono assenze di durata continuativa e superiori a 10 giorni se si tratta di ricovero ospedaliero;
2.    Intervengono assenze di durata continuativa e superiori a 21 giorni se si tratta di malattia.
 

 

 

Tabella 3 retribuzione al 100%
Anzianità aziendale Ricovero superiore a 10 giorni Malattia di durata superiore a 21 giorni
Fino a 3 anni Fino ad un massimo di 60 giorni Fino ad un massimo di 60 giorni
Fino a 6 anni Fino ad un massimo di 75 giorni Fino ad un massimo di 75 giorni
Oltre i 6 anni Fino ad un massimo di 90 giorni Fino ad un massimo di 90 giorni

La retribuzione del 100% del salario, non potrà in ogni caso superare un tetto massimo di 120 giorni continuativi, comprensivi sia della malattia lunga che del ricovero ospedaliero.
Esempio:
Un lavoratore con oltre 6 anni di servizio, se nell’arco del triennio effettua 90 giorni di ricovero e 90 giorni di malattia, avrà una retribuzione pari al 100% del salario per 120 giorni oltre i 6 mesi retribuiti al 100% come da tabella 2.


 

Tabella 4
Numero di malattie Giorni ai fini del comporto Giorni ai fini del trattamento economico
5 5
3 3
Ricovero 4 4
5 5
2 2
Malattia di 7 giorni 7 7
3 3
Terapia 3 3
5 5
3 3
Totale 7 malattie 40 40
Conteggio in misura doppia    
3 6
Ricovero 5 5
5 10
10° 3 6
Totale 10 malatiie 56 67

Attenzione:
La deroga interviene solo sull’aumento dei periodi retribuiti al 100% mentre lascia invariati i periodi di conservazione del posto di lavoro (vedi tabelle 1 e 2).
 

Trattamento economico delle malattie brevi:
Il triennio di riferimento per questa norma decorre a partire dal 5 luglio 1994. Ai soli fini del trattamento economico le assenze per malattia successive alla 7° di durata pari o inferiore a 5 giorni di calendario, verranno conteggiate in misura doppia (vedi esempio nella tabella 4). Sono escluse le assenze per ricovero ospedaliero o per trattamenti terapeutici (emodialisi, morbo di Cooley, neoplasie) effettuati presso enti ospedalieri o debitamente certificati.
 

Attenzione:
La conservazione del posto di lavoro rimane invariata e si applica nei periodi previsti dalle tabelle 1 e 2.
 

Ferie – Malattia
Le ferie si interrompono con infermità di durata superiore a  3 giorni, sempre che avessero comportato la necessità di ricovero o fossero state tempestivamente ed adeguatamente notificate all’INPS e al datore di lavoro. Ora la sentenza n° 1947 del 23/2/1998, presa dalla cassazione a sezioni riunite, precisa che il principio della sospensione delle ferie a causa di malattia non è da considerarsi come assoluto, in quanto ammette alcune eccezioni ’per l’individuazione delle quali occorre avere riguardo alla specificità degli stati morbosi e delle cure di volta in volta considerate, al fine di accertare l’incompatibilità della malattia con la salvaguardia dell’essenziale funzione di riposo, recupero delle energie psicofisiche e ricreazione propria delle ferie’. L’INPS quindi ha aggiornato le proprie disposizioni (circ. 109 del 17/5/1999), partendo da un punto fermo: Il lavoratore ha il solo onere di comunicare ’lo stato di malattia al proprio datore di lavoro; tale comunicazione è idonea di per sé a determinare – dalla data di conoscenza della stessa da parte del datore di lavoro – la conversione dell’assenza per ferie in assenza per malattia’. Al datore di lavoro spetta, invece, l’onere di provare – attraverso i previsti controlli sanitari – l’infondatezza di questo presupposto.


Quali malattie?
Innanzitutto non basta la presenza di una malattia che renda momentaneamente incapace la persona a svolgere il proprio lavoro. La malattia, deve, infatti, compromettere, in maniera sostanziale ed apprezzabile, le finalità proprie dell’istituto delle ferie, cioè ’il ristoro e il reintegro delle energie psicofisiche’. L’INPS quindi procede ad una catalogazione – per grandi linee – delle malattie:
a)    Quelle che provocano una ’inabilità temporanea assoluta generica’ e che inibiscono sicuramente il godimento delle ferie: elevati stati febbrili, ricoveri ospedalieri, ingessature di grandi articolazioni, malattie gravi di apparati e di organi etc;
b)   Quelle che provocano una ’inabilità temporanea assoluta al lavoro specifico’ con riflesso marginale sul ristoro proprio delle ferie: cefalea, stress psicofisico, sindromi ansioso-depressive etc;
c)    Quelle che provocano una ’ inabilità temporanea assoluta al lavoro specifico’ ma nello stesso tempo apportano pregiudizio alle funzioni biologiche preposte al ristoro e al reintegro delle energie psico-fisiche e quindi sono idonee ad interrompere le ferie.
 

Come deve comportarsi il lavoratore?
Il lavoratore è tenuto a comunicare tempestivamente il proprio stato di malattia al datore di lavoro. Tale comunicazione può essere effettuata mediante telefono, telegramma, certificato etc. E’ da tenere presente che l’eventuale sospensione delle ferie decorrerà dal giorno di ricezione della comunicazione da parte del datore di lavoro. Ovviamente il lavoratore è tenuto ad osservare tutte le vigenti disposizioni in tema di documentazioni dello stato di malattia e di invio della relativa certificazione, di reperibilità durante le fasce orarie stabilite e di comunicazione del temporaneo recapito, eventualmente diverso da quello abituale. Il datore di lavoro, a sua volta, dovrà dare tempestiva informazione all’INPS della data di ricezione della comunicazione del lavoratore, sia che riconosca automaticamente la capacità della malattia di sospendere le ferie, sia che ricorra all’INPS o all’ASL per l’effettuazione della relativa visita di controllo (a tal fine verrà anche predisposto un apposito modulo).
 

Visite di controllo in malattia:
Le fasce orarie sono: dalle ore 10:00 alle ore 12:00 e dalle ore 17:00 alle ore 19:00 di tutti i giorni, compresi i festivi, il sabato, la domenica, il primo e l’ultimo giorno.
Disposizioni in vigore con il nuovo contratto:
1.    Dal 1° ottobre 1999 il prolungamento del periodo di comporto viene riconosciuto automaticamente al lavoratore che alla scadenza del comporto breve abbia in corso una malattia con prognosi pari o superiore a 3 mesi.
2.    Dal 1° gennaio 2000, su richiesta del lavoratore, l’impresa, per un massimo di 2 volte nell’anno solare fornisce entro 20 giorni dalla richiesta le informazioni necessarie alla esatta conoscenza della situazione del cumulo di eventuali assenze per malattia, in relazione alla conservazione del posto di lavoro ed al trattamento economico dei periodi di assenza per malattia e/o infortuni non sul lavoro.
3.    Dal 1° ottobre 1999 le assenze determinate da patologie gravi che richiedono terapie salvavita che comportano una discontinuità nella prestazione lavorativa, che comunque non fanno venire meno la capacità di prestazione lavorativa anche se intervallate nel tempo, consentiranno al lavoratore all’atto del superamento del periodo di conservazione del posto di lavoro di poter fruire dell’aspettativa prolungata, anche in maniera frazionata, in rapporto ai singoli eventi terapeutici necessari. Ai fini di cui sopra, il lavoratore fornirà all’azienda le dovute informazioni che l’azienda medesima tratterà nel rispetto della legge 675/96 (legge sulla privacy).
4.    Per gli infortuni verificatisi successivamente al 1° ottobre 1999 al lavoratore assente per infortunio sul lavoro avvenuto in azienda sarà garantita l’erogazione delle spettanze come avviene per le assenze per malattia. Gli importi delle prestazioni di competenza dell’Ente vengono liquidate direttamente all’azienda, fatta salva la nota a verbale dell’articolo 18, disciplina speciale, parte prima del CCNL. Per le imprese con meno di 100 dipendenti, l’applicazione della disposizione di cui al presente punto avverrà per gli infortuni successivi al 1° gennaio 2000.

 

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